4 domande a Mathilde Bonnevie

Rappresentante della quarta generazione di produttori della cantina Rochet-Bocart, Mathilde Bonnevie è una delle donne dello champagne, e le sue etichette sono distribuite in Italia da Alberto Massucco. L’abbiamo incontrata per scambiare quattro chiacchiere…

Lo champagne per te è una questione di famiglia. Fare la produttrice è sempre stato il tuo sogno o avevi altre ambizioni? E adesso che hai iniziato a dare una tua impronta allo champagne dove vuoi arrivare?

«Dall’età di 9 anni volevo lavorare nel mondo del vino o quantomeno vinificare il mio vino. Ho seguito la strada delle mie passioni e ormai sono passati sei anni da quando ho rilevato l’azienda di famiglia. Certamente ci sono stati alcuni cambiamenti nel modo di lavorare il vigneto, ma soprattutto per quanto riguarda i metodi di vinificazione. Io attribuisco sempre grande importanza all’espressione del terroir , ovvero a quello che si potrebbe definire il gusto della terra, e voglio continuare a sviluppare le mie idee in perfetta armonia con l’ambiente».

Il mondo del vino è percepito come un universo prevalentemente maschile. Hai incontrato difficoltà a muoverti in questo ambiente come donna? Puoi raccontare come è nata l'esperienza delle Fa' Bulleuses?

«Il mondo del vino in effetti è principalmente un mondo di uomini, ma oggi sempre più donne stanno rilevando le aziende agricole familiari e le abitudini stanno iniziando a cambiare. Penso che come donne dobbiamo provarci sempre di più per arrivare a buoni risultati soprattutto nella tecnica. L’associazione dei “Fa’bulleuses de Champagne” è stata creata sei anni fa. Siamo 7 viticoltori, solo donne, e rappresentiamo tutti i terroir della Champagne compreso il terroir dell’Aube. Ci conoscevamo tutte attraverso storie diverse e una cosa in comune ci ha unite: la condivisione! È come una seconda famiglia dove possiamo parlare dei nostri successi, delle nostre paure, dei dubbi, dei problemi e del nostro know-how. Abbiamo riunito i nostri sette terroir in un assemblaggio chiamata Isos e si tratta della prima cuvée delle nostre 7 tenute in una sola bottiglia!».

Da produttrice e appassionata, quali sono le tue preferenze quando stappi una bottiglia? Preferisci lo Chardonnay o il Pinot? E dovendo scegliere dei piatti italiani da sposare con le tue bottiglie, a quali penseresti?

«Si dice spesso che noi degustano vini che ci somigliano, così se devo scegliere tra Chardonnay e Pinot Nero, preferisco il carattere del Pinot Nero, con la ricchezza del suo gusto, anche perché mi piacciono molto i vini della vicina Borgogna. Nell’abbinamento, per il mio Blanc de Noirs suggerisco un piatto di salumi italiani accompagnati da Parmigiano oppure con il tartufo. Per il mio Blanc de Blancs, invece, direi che l’ideale è un piatto di pasta con frutti di mare. Infine, per lo Champagne Rosé dico una panna cotta con frutti rossi».

Il mondo del vino è sempre ricco di novità, di sperimentazioni, di nuove etichette. Quali sono i progetti futuri per Rochet-Bocart? E qual'è il sogno che vorresti veder realizzato da qui a dieci anni?

«Sto pensando di lanciare una nuova cuvée un po’ atipica, ma per il momento sono solo nella fase in cui ci sto ancora riflettendo, perché questo passaggio richiede molto tempo! I sogni invece sono due: vedere le Cuvée dello Champagne Rochet-Bocart su tutte le belle tavole del mondo, e poi poter trasmettere a mia figlia la stessa passione che ho io per questo mestiere».
Testo di Gualtiero Spotti
Foto cortesia di Rochet Bocart
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