Ricette per le feste sulla tavola imbandita di Downton Abbey

Tra improbabili pasticci di teste con cinghiale, galli cedroni e pernice, un godibilissimo libro per ricreare i fasti dell’Inghilterra perduta.

Per ben sei stagioni – vale a dire sei, lunghi e avvincenti anni più quell’altro di anno, lo scorso, regalato agli inconsolabili fan con l’aggiunta di un film, invero modesto, così da mitigarne la nostalgia nei confronti di una serie tv magnifica ma ormai definitivamente tramontata –, il mito della vecchia Inghilterra si è nutrito, con Downton Abbey, di una miriade di dettagli succulenti che, attraverso l’arte di vivere e ricevere in società, nonché lungo le distinzioni (felpate ma non per questo meno feroci) tra le diverse classi sociali, hanno contribuito a rimpinguarne il leggendario immaginario. Che è universo sentimentale anzitutto, questo della vecchia e aristocratica Inghilterra filtrato dalla lente creativa di Julian Fellowes, e che si è poi rafforzato grazie a un merchandising a tutto campo, e dove la recentissima pubblicazione del “Ricettario ufficiale di Natale” di Downton Abbey (editore Panini Books) promette, mantenendo, di portare anche nelle nostre case un pizzico di quell’irraggiungibile allure.

Ma se Annie Gray, l’autrice del precedente volume – Il Ricettario ufficiale di Downton Abbey – mette da subito le mani avanti sconsolata, nella prefazione a questo libro curato invece da Regula Ysewijn, annotando come «ormai sempre più persone in Inghilterra preferiscono finire il pranzo delle feste con una cheesecake o del cioccolato» la motivazione – dichiara – è perché hanno ormai dimenticato «l’amore tutto britannico per i sapori intensi e fruttati» che risale all’epoca medievale. Tuttavia, a dispetto di tale rinuncia per l’arte di vivere con un certo stile, quel fascino di un mondo ormai tramontato non cessa comunque di sorprendere. Anzi, la rievocazione d’un intero periodo storico – quello appena successivo all’età edoardiana tra il 1912 e il 1930 – attraverso la tavola e il patrimonio di ricette rievocate e rese accessibili alle esigenze contemporanee – garantirà un’immersione assai godibile, diremmo soprattutto letteraria, alla ricerca del buon tempo perduto.

Perché pochi, del resto, tenteranno di mettere in pratica le ricette che accompagnavano le battute di caccia alla volpe della famiglia Crawley (anche perché dal 2005 lo sport è ufficialmente bandito in Inghilterra): e tuttavia il pasticcio di testa di cinghiale potrebbe stuzzicare la fantasia, oltre che il palato, di qualche buongustaio. Andrà seguita allora con attenzione la ricetta di Charles Elmé Francatelli – già chef della regina Vittoria – che così esordiva: «Procuratevi la testa di un cinghiale che va tagliata in profondità all’altezza delle spalle …». Il pasticcio di Natale dello Yorkshire – simbolo di ricchezza per via dei costosi ingredienti utilizzati – vi richiederà, invece, di aggiungere alla vostra dispensa una pernice, un fagiano, la quaglia e pure la lepre, mentre se siete innamorati delle carni servite fredde con l’aggiunta di gelatina, sappiate che la ricetta che fa al caso vostro è quella del Pasticcio di uccelli da selvaggina di Lady Dudley che impone, però, l’insostituibile presenza del gallo cedrone.

La gelatina di Champagne servita nel 1902 al banchetto per l’incoronazione di Edoardo VII, garantisce la curatrice di questo volume, «sarà perfetta sulla tavola di Natale». Da realizzare – questa volta seriamente – è invece la ricetta di una deliziosa zuppa inglese (l’oggi celebre Trifle) vecchio stile. Ma anche il “Gelato Tutti-Frutti”, con lo sherry, il maraschino e Curaçao è di grande effetto nonché di facile esecuzione (anche senza gelatiera: ovviamente assente a quei tempi). Ci sono poi gli imprescindibili Punch (quelli intriganti con il latte, ma anche il Wassail preparato con il sidro), i contorni con le pastinache arrosto, i segreti per preparare un buon burro al brandy. Da ultimo, per accompagnare degnamente il vostro Christmas Pudding (per farlo occorre il grasso di rognone), non resta che cimentarvi in quella salsa divenuta leggendaria: al punto che «nemmeno i francesi, che pure si considerano i signori incontrastati nell’arte di preparare salse, osano attribuirsi il merito di aver inventato la “custard sauce”, che infatti chiamano “crème anglaise”».

Downton Abbey – Il ricettario ufficiale di Natale
a cura di Regula Ysewijn, Panini Books (35€)

Testo di Giovanni Caldara
 
 
 
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