L’incanto delle Egadi al tramonto si specchia in un calice di vino rosato

Le Cantine Pellegrino di Marsala, giunte al traguardo dell’ottava generazione, festeggiano con un nuovo vino – Albarìa – il loro 140° anniversario.
Quell’antica espressione dialettale siciliana, di una Sicilia occidentale per l’esattezza – che è “albarìa” –, e che sta a indicare la nascita del sole in un contesto idilliaco in cui gli elementi si riflettono nello specchio del mare è il nome scelto dalle Cantine Pellegrino per l’ultimo nato, un vino rosato ottenuto da uve frappato in purezza, che vede la luce nel 140° anno della loro fondazione e la cui recentissima presentazione molto dice (e insegna) in termini di come un vino non già o semplicemente sia un prodotto di puro consumo, ma, ben di più, è attore protagonista di un’intera civiltà.
Non vi è dubbio, infatti, che in una fresca sera d’estate con le isole Egadi all’orizzonte – Favignana, Marettimo e Levanzo – e il cielo infuocato con la luce della saline che si tinge di rosa al tramontare del sole, il brindisi benaugurante con questo vino rosato dai sentori di pompelmo e di petali di rosa inveri concretamente quell’esperienza multisensoriale qui ricercata e che la festa per l’anniversario della storica cantina di Marsala ha saputo mettere a segno, grazie anche alla straordinaria cornice di quell’incredibile “Teatro a Mare Albarìa Pellegrino”, posto com’è direttamente nelle saline della riserva naturale dello Stagnone e dove si è esibita in un concerto la pianista Sinforosa Petralia.
La stessa linea “Marsala Revolution” altrettanto bene rivela le scelte adottate dalla cantina siciliana tanto per intrigare palati divenuti via via più sofisticati che per ribadire come quella del vino è esperienza anzitutto da vivere a 360 gradi. Marsala che del resto è punto di vista privilegiato di quest’azienda che dalla nascita nel 1880 ha iniziato vinificando il famoso vino siciliano, portandolo in tutto il mondo e divenendone tra i leader indiscussi, pur in un’offerta che oggi è molto più ampia: il Marsala copre il 20% del fatturato che nel 2019 ha dato vita a ben 5milioni e 500mila bottiglie. Così sotto la guida del direttore marketing Giuseppe Bianchini un prodotto come il marsala che appariva invecchiato e anchilosato, confinato in un una cerchia ristretta di appassionati attempati o, peggio, destinato ad accompagnare ricette mummificate, si riveste di un livrea pop a partire dallo stile “new vintage” con cui si presenta oggi Pellegrino, utilizzando bottiglie che richiamano quelle degli spirit, coinvolgendo bartender capaci d’ampliare la platea di fruitori (leggi: i giovani) e rispettando certo la storia affascinante del prodotto, ma mutandone e sensibilmente l’immagine – questo il tasto dolente – che ora si vuole viva, friendly, meno museale.

Il Marsala superiore “Horatio” occhieggia a quella personalità già leggendaria nell’Ottocento che fu l’Ammiraglio Horatio Nelson e che, a causa degli sbarramenti napoleonici, rifornì di vino siciliano la flotta inglese: marsala che da allora e per un periodo di tempo verrà conosciuto come “Bronte Madeira”, in onore dell’ammiraglio divenuto nel 1799 duca di Bronte. Lo stesso marsala “Anita Garibaldi” è omaggio affettuoso alla donna del grande condottiero che allo sbarco di Marsala nel 1860 verrà accolto proprio con un bicchiere di Marsala: «Buono – avrebbe dichiarato l’eroe dei due mondi – solo ci vorrebbe dolce», siglando a partire da allora quella denominazione italiana “G. D.” (Garibaldi Dolce) che contraddistingue questa specifica tipologia.

Non può stupire a questo punto l’approccio sinfonico che accoglie il turista in visita alle cantine Pellegrino, e in particolar modo all’Ouverture che segna l’innovativo spazio, aperto tutto l’anno, in cui le diverse degustazioni, tecniche piuttosto che quelle disimpegnate e spillate da una delle barrique dove affinano i marsala, si svolgono in un “paesaggio dell’anima” che conferisce all’esperienza enoturistica quella profondità, spaziale e temporale, per collocare il vino nella giusta prospettiva: tra cinque magnifici carretti siciliani del XIX secolo; il calco in gesso della nave punica del 241 a. C. – dono dell’archeologa Honor Frost quale ringraziamento ai Pellegrino per averne finanziato il recupero e, ancora, l’archivio Ingham-Whitaker con i suoi 110 volumi, testimonianza fondamentale sulla nascita del Marsala.
La storia di questa famiglia del vino giunta, da pochissimo tempo, all’ottava generazione e da sempre direttamente impegnata nella valorizzazione di una delle zone più vocate, in Sicilia e non solo, alla coltivazione dell’uva, si staglia in tutta la sua ricchezza e complessità. E racconta delle quattro tenute di famiglia, tutte coltivate con metodo biologico, in cui i vitigni autoctoni siciliani trovano la loro felice espressione: la tenuta Kelbi per il catarratto; Rinazzo con il syrah; Gazzerotta per il nero d’Avola ma anche con un antico vigneto di grillo e Salinaro focalizzato sul grillo. Nascono i grandi vini che sono il Gazzerotta Grillo Superiore e Il Salinaro, ma anche i cru Tripudium (da uve nero d’Avola) e Isesi da uve zibibbo vinificate in versione secca.
Ed è proprio nella terra dei Sesi, la straordinaria isola di Pantelleria, con le strutture megalitiche progettate nel secondo millennio prima di Cristo e da cui il nome di questo notevole vino, “Isesi”, che la famiglia Pellegrino, leader nella produzione di vini di Pantelleria grazie ai suoi 350 conferitori, rende omaggio a quel sapere secolare, tramandato di padre in figlio, in cui la coltivazione dell’uva nelle viti allevate ad alberello, racconta di una tradizione eroica, non a caso patrimonio dell’Unesco, che mostra una volta di più il legame prezioso e viscerale del vino con la storia della civiltà umana.

CARLO PELLEGRINO & C. Spa – ENOTECA OUVERTURE
Via Battaglia delle Egadi 10 Lungomare Salinella
91025 Marsala (TP)

Tel 0923 719970/80
Web: www.carlopellegrino.it

Testo di Giovanni Caldara
Foto cortesia di CARLO PELLEGRINO & C. Spa
 
 
 
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