Fuga dall’ansia sul lago d’Annone al Bianca Relais

Nella Brianza lecchese, un buen retiro da poco inaugurato che unisce design e cucina d’autore.
Neppure la stagione più attesa, l’estate, che reclama con veemenza, di anno in anno, quell’immersione pànica nella natura come pure l’agognata sospensione, sia pure temporanea, dalla frenesia d’impegni e scadenze stressanti, potrà certo esimersi – e non di sicuro nell’edizione 2020! – dall’intrecciare quel desiderio di libertà col bisogno di sicurezza. Anzi, di autentico lusso si parlerà quando strutture, ovviamente attrezzate a dovere, sapranno unire alti, se non altissimi livelli di comfort con la sensazione – che tutto è fuorché frutto d’improvvisazione – d’offrire ai propri fortunati ospiti di vivere come a casa propria: in quella casa, cioè, che oggi ci appare il baluardo a difesa di oscure minacce invisibili. Sul (poco conosciuto) lago di Annone, a Oggiono, nella verde Brianza lecchese – a una decina di chilometri da Lecco, 26 da Como e 51 da Milano, scopriamo un luogo magico per una gita fuori porta, ma anche un buen retiro per staccare da tutto (angosce comprese): il boutique hotel Bianca con il suo ristorante gourmet “Bianca sul Lago”.
Tre anni di lavori a partire da un ristorante punto di ritrovo, in oltre cinquant’anni, per gli abitanti della zona. E poi la trasformazione radicale in relais (da subito inserito nel prestigioso circuito “les Collectionneurs” presieduto dal top chef Alain Ducasse), all’insegna di quel “lusso di perdersi nella natura” che è stata la stella cometa che ha guidato la famiglia d’imprenditori Spreafico sino alla recente inaugurazione (14 febbraio) e ora alla sua riapertura al pubblico (dal 19 giugno il ristorante, dal 22 le camere, già operativo invece il cafè-lounge Drop). Apertura con tutte le cautele del caso, si è in obbligo di dire a questo punto, se qui gli spazi progettati non fossero già stati pensati, ben prima dell’emergenza Covid, per una fruizione che incoraggia tanto l’intimità quanto il piacere di muoversi a proprio agio in questa casa di lusso come nel suo parco di 11 ettari. Le camere, ad esempio: in tutto sono 10. Otto le vere e proprie suite, ciascuna dotata di una mini-spa con bagno di vapore e percorsi emozionali. Per non tacere della possibilità di cenare, nella cornice di questo lago da cartolina, immersi nella quiete dei sei ulivi secolari.

Già il genio di Stendhal, che sulla sua tomba parigina a Montmartre volle la scritta, in italiano, “milanese” di questi luoghi ne parlò intrigato nel suo diario nel lontano 1818. E l’impressione che si ha varcata la soglia del Bianca Relais è quella offerta dall’indubbio fascino del suo stile contemporaneo, che tanto deve però all’intelligenza di essersi inserito, tale elegante struttura, in un contesto paesaggistico che la accoglie e la precede. Essenzialità del gusto, dunque: affidata all’interior design Giuseppe Manzoni che ha personalizzato ciascuna delle camere di volta in volta all’insegna del vetro, del legno, dell’acciaio o del cuoio. L’omaggio a questa terra operosa è in quelle poltrone del ristorante opera di artigiani locali, mentre la sala privatizzabile con spettacolare vista sulla cucina domina con un pezzo unico come il lungo e imponente tavolo (di 6 metri) in cedro del Libano. Il pavimento del ristorante nell’elegante legno wengé si presta al contrasto con le bianche pareti che paiono annullarsi per cedere la scena alle grandi vetrate dove è lo spettacolo del lago e della natura a far da contraltare e a enfatizzare quanto si annuncia nel piatto. E dove è lo chef bresciano Fabrizio Albini a officiare con creatività e pari immedesimazione con quanto lo circonda.

«L’unione di acqua, roccia, terra e legno danno vita a Bianca sul Lago – dichiara lo chef – e questi elementi naturali trovano richiamo nella mia cucina che è ricordo, emozione e viaggio. Quello che ne deriva è gusto, stupore, memoria di qualcosa che deve ancora venire». E allora “Dalla terra e dall’acqua” – come recita una sezione del menu – giunge l’affettuoso omaggio al compianto e conterraneo amico e maestro Vittorio Fusari con la patata, il caviale e il Franciacorta; la crêpe di calamari, con il fiore di nasturzio fa pendant con la salsa vegetale a base di carote. L’orzotto, cotto in un estratto di sedano rapa, è servito con i pistilli di un altro fiore, quello di zafferano, ma insieme anche al tartufo nero, la spuma di latte di mandorla e l’olio al dragoncello. Dal ricco mercato ecco giungere il pesce persico, il moro (pesce abissale dai grandissimi occhi), ma anche l’astice e ancora l’agnello, il piccione, in stagione l’ottima “lepre à la royale” eseguita da questo bravo chef dalle solide basi francesi, cresciuto com’è in importanti ristoranti a Lione e a Parigi oltre che, naturalmente, con Gualtiero Marchesi all’Albereta di Erbusco.

«Abbiamo lasciato nuda la sala proprio per permettere alla natura di parlare – sintetizza il patron Francesco Spreafico –. E quell’idea di bellezza che abbiamo perseguito per far sentire ciascun cliente a casa s’accompagna per noi all’essenzialità del gusto».

BIANCA RELAIS
Via Dante Alighieri 18
23848 Oggiono (LC)

Web: www.biancarelais.com
Tel: 0341.1831110

Testo di Giovanni Caldara
Foto di Stefano Borghesi
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