I piatti di Sara Bozzini, stretti in una Morsa

Trentunenne designer stabilitasi a Lisbona, l’italiana Sara Bozzini stupisce con i suoi oggetti che reinterpretano con creatività il modo di intendere i piatti e lo stare a tavola.
Si parla spesso di talenti che emigrano e se ne vanno all’estero per cercare fortuna o semplicemente per guadagnarsi una diversa opportunità nel mondo del lavoro. Detto che il Portogallo e Lisbona sono al giorno d’oggi mete ambite per diverse ragioni, tra cui la qualità crescente della vita, la bellezza del paesaggio e, non ultimo, per il clima favorevole che si gode in buona parte dell’anno, non ci deve aver pensato poi a lungo la giovane designer Sara Bozzini, origini ferraresi ma studi e laurea universitaria in quel di Padova, a muovere verso la Lusitania per ritagliarsi nuove esperienze professionali. E, a giudicare da come si sta evolvendo la sua carriera in realtà ancora agli esordi e in versione freelance, sembra sia stata una scelta davvero azzeccata.
Il suo lavoro, di grande creatività e legato a intuizioni che, almeno per il momento, vanno con decisione a toccare il mondo del food e della cucina, hanno creato un certo interesse e portato, ad esempio, il cuoco stellato portoghese Joao Rodrigues a utilizzare i suoi piatti e l’idea della morsa al Gastrobar ospitato in cima all’Hotel Altis Avenida. Il concetto è semplice, una morsa attaccata al tavolo sostiene un sopporto che ospita il piatto nel quale vengono presentate le creazioni del cuoco e, nel caso, piuttosto frequente, di tavolini piccoli, consente un’estensione della superficie da sfruttare per consumare il pasto. Uno spazio extra davvero prezioso impreziosito da un oggetto di normale uso industriale (una morsa), che diventa elegante e ricercato. Non meno divertente e spettacolare è il grande tavolo chiamato Glôtta, a sei posti e in rovere antico con piatti intercambiabili in vetro delle Venezie, che vengono appoggiati nel tavolo stesso, in fori pronti ad ospitare le diverse pietanze. Quasi nordico nell’idea e nell’utilizzo del legno, ma che può attirare l’attenzione di ristoranti fine dining che giocano a proporre una chef’s table esclusiva ai loro clienti di maggior prestigio.
Testo di Gualtiero Spotti
Foto cortesia di Sara Bozzini
 
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