4 Ristoranti a Copenhagen

Ecco gli indirizzi per un pasto nella capitale danese
Mettere in fila alcuni ristoranti da visitare in una città come Copenhagen non è cosa difficile. La mecca del cibo nordico negli ultimi lustri ha sfornato indirizzi capaci di dettare le regole di molte cucine anche internazionali e ha reso la capitale danese una delle destinazioni più apprezzate per chi si vuole sedere a tavola. Basterebbe fare qualche nome come Geranium, Noma, Kadeau, Amass e Relae, solo per citare alcuni dei più noti, ma il sottobosco in città è davvero multiforme e non passa stagione senza novità di cui occuparsi. L’ultima in ordine di tempo è quella del mirabolante The Alchemist di Rasmus Munk, che ha riaperto da pochi mesi, dopo qualche lungaggine e nel vivace quartiere di Refshaleøen, ma in questo caso valgono, come per Noma, le limitazioni dettate dall’altissima richiesta e da un conto del pasto che non è esattamente leggero e alla portata di tutti. Più accessibili, invece, le quattro proposte che seguono, con due ristoranti stellati, una cucina che racconta l’italianità a Copenhagen e il secondo progetto del funambolico e simpatico Matt Orlando, a metà strada tra la birreria e il fast food d’autore.

ALOUETTE

Trovarlo può non essere cosa semplice visto che si trova in un quartiere un po’ defilato della città e vi si accede con un montacarichi da un cortile interno. A voler guardare, Alouette è una sorta di ristorante speakeasy, in un grande palazzo anonimo nel quale si alternano appartamenti di artisti, sale di musica e una fauna piuttosto variegata quanto stimolante. Superata la porta di ingresso però si accede a uno spazio estremamente originale, con una cucina a vista, dove il Deus ex Machina è Nick Curtin, cuoco americano già transitato, oltreoceano, da ACME, Rosette e Compose, prima di arrivare in Danimarca da Almanak. A dargli una mano ci sono la socia e compagna Camilla Hansen, ex modella con la passione per il buon cibo, e Andrew Valenzuela, cuoco già alla corte di Redzepi e transitato anche a El Coq da Lorenzo Cogo. Da Alouette spiccano i piatti preparati con il fuoco a legna, che fa bella vista in sala, ma piacciono molto anche i sapori tostati, le croccantezze, l’attenzione per la sostenibilità, la ricerca di birre artigianali per il pairing e un gusto per il modernariato che spicca nell’arredamento delle sale. E’ uno dei recenti stellati in città

JORDNÆR

Per scoprire Jordnær bisogna muoversi da Copenhagen, salire sulla metropolitana e scendere a Gentofte. Poi dopo aver fatto mezzo chilometro verso il centro del paese si incontra l’hotel che ospita al pianterreno il ristorante. Con spazi minimal, una bella sala per private dining, e il gusto raffinato dei piatti di un omone che, tatuato e dalla mole notevole ma docile come un agnellino, quando arriva in sala occupa bene gli spazi. Eppure la sua è tutto tranne che una cucina muscolare. I piatti di Eric Vildgaard, il fratello è Torsten, celebre braccio destro di Redzepi al Noma, risultano essere delicati e piacevolmente in bilico tra una materia prima che strizza l’occhio alla Francia e una determinazione nordica che va nel senso di gusti netti e ben definiti. In sala si distingue l’eleganza della compagna di Eric, Tina, che racconta le preparazioni e le abbina con savoir faire ai vini. Anche Jordnaer ha ricevuto la stella Michelin, un paio di stagioni fa, ma promette di conquistare ben presto nuovi traguardi di prestigio.

BROADEN & BUILD

Nel quartiere più hip (e forse anche hipster) di Copenhagen, Refshaleøen, Broaden & Build è l’ultima creatura di Matt Orlando il cuoco di Amass che, qui, a due passi dalla casa madre, ha inaugurato una birreria artigianale che offre piattini davvero mica male. Con un approccio però assolutamente casual e non certo con il fine dining più curato di Amass. Qui ci si siede su solide panche, si ordinano le birre al banco e lo stesso vale per i piatti la cui preparazione avviene sotto gli occhi di tutti, visto che la cucina occupa un lato del lungo capannone che può ospitare oltre 100 coperti, destinati quasi a raddoppiare con lo spazio estivo. La formula è quella di utilizzare materia prima di qualità e sostenibile, che rimangono i punti di forza della cucina di Matt Orlando. Con verdure e frutta, patate fermentate, il maiale affumicato, con menta e cipolle caramellate, ricotta alle mandorle, ali di pollo. Insomma, un’idea di fast food di qualità, veloce e pratico, accompagnato dalle birre prodotte in loco: IPA, sour ale, pilsner e in più interessanti sperimentazioni che vedono come protagonisti anche limoni, bacche e fiori di sambuco. A prezzi più che abbordabili per Copenhagen.

TERRA

Infine un ristorante dall’anima italiana. Terra è la trattoria urbana aperta da Valerio Serino e Lucia De Luca, due giovani intraprendenti che prima si sono trasferitisi da Roma a Copenhagen in cerca di lavoro e in seguito hanno aperto un laboratorio di pasta fresca nell’area dedicata allo street food di Refshaleøen. Il passo verso un ristorante a propria conduzione è stato il passo naturale, nel 2017, e così è nato Terra, nel quartiere di Østerbro, con la scelta di campo di utilizzare materia prima organica e puntare molto sul biodinamico. in una città che ha sempre premiato i ristoranti che si sono prodigati verso una filosofia zero food waste. Vini italiani naturali, succhi di frutta, ma anche cocktail per un’offerta davvero variegata, che lascia spazio ai sapori e alle origini mediterranee e sa, all’occorrenza, nutrirsi di una forte componente nordica. Il nome scelto per il ristorante rende subito ben chiaro il campo d’azione prediletto da Valerio e Lucia.
Testo di Gualtiero Spotti
Foto cortesia di Alouette, Jordnær, Broaden & Build e Terra
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